Recensione: God Eater Burst

Pubblicato: aprile 25, 2011 in Recensioni, Videogames
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Quando nasce una serie di successo, prima o poi spunta qualche Software House che ne estrapola la formula base, la rielabora e crea un “clone”. Ed era prevedibile che succedesse, prima o poi, anche nel caso di Monster Hunter. Prima Bandai-Namco con God Eater, poi Square-Enix con Lord of Arcana. Sulla scia del successo di God Eater (600,000 copie vendute nel solo Giappone), Namco decise di continuare ad imitare Capcom, (con il suo Monster Hunter Freedom United), sviluppando una versione “riveduta, corretta ed estesa” di God Eater, intitolandola God Eater Burst. Andiamo a scoprire se God Eater Burst riesce ad imitare bene Capcom ed eventualmente superare la saga Capcom.

Fenrir, Aragami e Aegis Project

Quando God Eater venne annunciato, una delle prime caratteristiche che saltò all’occhio fu la presenza di una Storyline ad accompagnare la strage di numerose creature. Questa storyline ci vede nei panni di un protagonista muto (o quasi), ultima recluta dell’organizzazione Fenrir, baluardo dell’umanità nella lotta a delle pericolosissime creature, gli Aragami. Dopo una breve introduzione, inizieremo a scoprire i primi elementi della storyline, come appunto il compito dei membri di Fenrir, il loro scopo e la pericolosità degli Aragami. A guidarci ci darà Lindow, il leader della Sezione Orientale di Fenrir. Lo scopo ultimo di Fenrir però è di riuscire a creare il cosiddetto “Scudo divino”, tramite il Progetto Aegis, così da salvare l’umanità. Ciò che permette al protagonista e ad i suoi compagni di combattere gli Aragami è l’utilizzo di alcune armi specifiche chiamate “God Arc”, armi mutaforma capaci di ferire gli Aragami, facendo così diventare i combattenti i “God Eater” che danno titolo al gioco. La storia prosegue inizialmente ad un ritmo piuttosto lento, con varie missioni che introducono i personaggi ed il loro carattere, per poi decollare pian piano e concludersi con un ottimo finale, finale lasciato “aperto”, così da potersi agganciare poi con lo sviluppo narrativo apportato da God Eater Burst.

Ci troviamo davanti quindi ad un plot ben sviluppato e in crescita (in particolar modo nella sezione “Burst”) e con un buon cast (seppur non eccelso), ottimi incentivi per spingerci ad ammazzare tantissimi e pericolossisimi mostri.

Scienziati... Mettono sempre inquietudine

Uccidi, ottieni, elabora

Come accennato in apertura, il gameplay si basa su quello di Monster Hunter. Si ottiene una missione (suddivise tra missioni obbligatorie e facoltative), si esce sul campo, in solitario o accompagnati da 1 o più compagni controllati dalla AI (AI particolarmente ben curata, che offre inoltre la posibiltà di inviare dei comandi ai compagni), si completa la missione, si ottengono drop, denaro e oggetti.

La particolarità di God Eater però sta nella possibilità di usare un’arma unica con più funzioni. La nostra God Arc ha la particolarità di cambiare forma, in quanto può essere una “classica” spada oppure una più tecnologica arma da fuoco, con differenti attacchi e proprietà. Partiamo dalla spada: Combattendo con la spada avremo a disposizione due attacchi di base, uno debole ed uno forte, la possibilità di effettuare il Lock-on sul nemico (tasto L) e quella di attivare la “Predator Mode”, una modalità tramite la quale infierire gravemente sull’Aragami ma non solo. Otterremo un boost in potenza e la possibilità di utilizzare la tecnica speciale dell’Aragami colpito, ma solo nel caso lo colpissimo quando è ancora in vita. Colpendo l’Aragami una volta sconfitto, otterremo vari oggetti da utilizzare in fase di personalizzazione delle armi e degli equipaggiamenti. Passando alla “Pistola”, tramite la semplice pressione del tasto R, otterremo la possibilità di sparare due tipologie di proiettili differenti (selezionabili in real time tramie la pressione del relativo pulsante e l’utilizzo dei tasti a spalla), una modalità di mira più precisa, e la possibilità di passare il Boost ottenuto dagli Aragami ai compagni o utilizzare la loro tecnica speciale. Ogni mostro avrà relative debolezze e resistenze, ragion per cui dovremo sfruttare sempre l’arma e la modalità d’attacco più adatta alla situazione.

Completate le missioni otterremo del denaro, degli oggetti ed un ranking. Tramite gli oggetti ottenuti e l’utilizzo del terminale, potremo creare nuovi equipaggiamenti o potenziare quelli già posseduti, mezzo fondamentale per riuscire a proseguire nel gioco (grazie anche alle numerose abilità che ci conferiranno) e completare le missioni via via più difficili che andremo a sbloccare. Particolarmente divertene e profonda è la sezione dedicata allo sviluppo dei proiettili. L’editor è profondissimo e permette di personalizzare ogni aspetto dei nostri proiettili. Potremo infine personalizzare anche il look del protagonista, cambindo vestiti, equipaggiamento, colore ai capelli e così via. God Eater Burst offre una quantità enorme di armi, equipaggiamenti ed oggetti per personalizzare il nostro avatar in qualsiasi maniera ci venga in mente.

Come se non bastasse, Namco ha inserito una modalità multiplayer cooperativa a 4 giocatori in locale oppure tramite Ad Hoc Party.

L’unico reale “difetto” del gioco è dettato dalla telecamera, non sempre perfetta e dall’eventuale noia che potrebbe insorgere durante certe missioni, realmente lunghe da terminare, o più in generale, per chi non sopporta la monotonia di Monster Hunter.

Sono fiero di me *W*

A post apocalyptic world…

God Eater si svolge nel futuro, un futuro distrutto dagli Aragami. Il mondo di gioco riflette questo aspetto, proponendo ambientazioni desolate e distrutte, semideserte, piene di tracce degli Aragami. L’effetto ottenuto è ottimo, sia per quanto concerne l’effetto creato, sia per il motore grafico, valido e ben sfruttato. Il gioco offre paesaggi che, nella loro desolazione risultan dettagliati, dipinti con le tonalità adeguate. Un utleriore pregio del motore grafico è la sua resistenza alle scene più movimentate. Nonostante spesso ci si trovi con numerosi elementi in azione su schermo, il gioco non piega la schiena, restando sempre fluido e dettagliato. Ottimo il chara design, un po’ meno il Monster Design. Non ci sono moltissime razze tra gli Aragami, e spesso assisteremo a color wap di aragami già esistenti, tuttavia, hanno il pregio di essere capaci di incutere timore non solo grazie alla loro forza bruta, ma anche per il loro aspetto maestoso e terrificante. Particolare cura è stata posta anche al lato grafico della personalizzazione, qualsiasi modifica all’equipaggiamento è riflessa in qualsiasi parte del gioco, dalle missioni alle cutscene, cosa che permette di godere appieno del nostro personaggio “su misura”. Peccato per il limitato numero di arene, davvero pochissime, nonché a volte inutilmente grandi.

Per quanto concerne il reparto sonoro, la colonna sonora è di buon livello, opera di Go Shiina. Molti dei brani presenti ben si sposano con le battaglie, tuttavia in alcuni casi, la musica che accompagna i filmati non è proprio la più azzeccata. Pessimo invece il doppiaggio inglese.

E’ una lunga battaglia quella dei God Eaters

God Eater è un gioco piuttosto longevo. Il capitolo originale, già bello corposo di suo, impegnava il giocatore per almeno una trentina d’ore, e nel caso del giocatore più smaliziato, capace di perdere ore e ore davanti le schermate di personalizzazione, il tempo lievitava ulteriormente. God Eater Burst arricchisce ulteriormente la portata del gioco e la sola storyline porterà via parecchio tempo, circa 40 ore. Se poi si considera la possibilità di completare le numerose missioni extra, le quasi infinite possibilità di personalizzazione e la modalità multiplayer, non mi stupirei se si arrivasse a superare le 100 ore di gioco complessive.

Ben fatta, Namco!

God Eater e God Eater Burst sono un’ottimo esempio di come “l’allievo” possa superare il maestro. Non solo Namco è riuscita a estrapolare e personalizzare le basi di Monster Hunter con cura e qualità, ma ha aggiunto ciò poteva spingere l’utente medio a distanziarsi da Monster Hunter, ossia un’ottima trama che accompagni il giocatore durante la sua avventura. Certo, ci son alcuni piccoli difetti che non gli permettono di ergersi a Killer Application, ma resta sempre un validissimo titolo!

GIOCABILITA’: 9

GRAFICA: 9

SONORO: 8.5

LONGEVITA’: 9

VOTO COMPLESSIVO: 8.5

Pro:

+Trama ben sviluppata e ricca

+Tantissime possibilità di personalizzazione

+Divertente e longevo

Contro:

-Telecamera un po’ ballerina

-Doppiaggio di pessima qualità

Nerdamente Vostro,

Zio Name

commenti
  1. Level scrive:

    d’accordo un po su tutto

    l’unica cosa che aggiungerei è che le battaglie con gli aragami forti tendono ad essere fin troppo lunghe, anche 20 minuti o più di mazzate, rischiando di annoiare e stancare, problema che si perde a lungo termine con lo sviluppo delle armi

  2. Sto amando Gods Eater Burst, a mio parere l’unico “difetto” è il non avere una modalità online diretta (come invece accade su Phantasy Star Portable 2) e senza persone in zona a cui interessi il gioco, mi perdo tutto il suo potenziale coop :(

    La lunghezza delle battaglie invece mi sembra perfetta, in Monster Hunter a volte duravano anche 40 minuti…

  3. Dunther scrive:

    Mmmm sto gioco mi incuriosisce, principalmente perché ne ho sentito parlare ma non riesco a trovare recensioni in merito (chissà come mai poi). Ora ho capito che è una sorta di Monster Hunter, interessante, ma non troppo…alla fine l’unico MH che ho giocato è stato il 3, e dopo quasi 300 ore di gioco non mi andrebbe di ripetere l’esperienza su una console portatile senza nemmeno poterci andare online :D

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